Alla scoperta del tradizione gastronomica del Veneto

Il Veneto inizia all’ombra delle Dolomiti e finisce nella laguna di Venezia: un viaggio affascinante che presenta straordinarie sorprese alimentari e grandi prodotti.
La pasta e fagioli è fatta in ogni angolo d’Italia, qui è presente una versione brodosa, adatta ai giorni di freddo e di nebbia tipici dell’inverno. E grandi zuppe, di orzo, di legumi, belle fumanti, vengono offerte in osterie e rifugi alpini. Ma, in area influenzata dall’Austria, in montagna si possono mangiare i piatti di carne che vengono dalla dominazione imperiale, dallo stinco, ai grandi arrosti, alle salsicce che si possono anche non chiamare wrustel.

Si scende a valle, seguendo i fiumi del Veneto: l’Adige, il Piave, si trova la polenta, regina delle tavole locali, tanto da aver designato i suoi abitanti: i polentoni. La polenta accompagna come il pane ogni secondo, e può essere di tanti tipi, bianca, gialla e tesa, morbida e fumante. A Verona poi troviamo gli gnocchi, che hanno conquistato l’Italia, ma qui sono nati, e dice la leggenda che sfamarono i veronesi durante un assedio. Conditi con il sugo di Anatra sono buonissimi.

Se poi arriviamo a Venezia troviamo una cucina di mare, inevitabilmente. Le sarde in saor, pesce povero cucinato in un salsa di – abbondante – cipolla, sono una delle specialità della laguna. E poi il pesce con la polenta, per richiamare la terraferma, ad esempio i calamari cotti in umido. O la pasta con le alici, anche questa cotte con la cipolla. E che la pasta sia quella deputata: i bigoi.
Per i vini non c’è che l’imbarazzo della scelta, si va dai grandissimi rossi come l’Amarone, adatto ai piatti di carne e selvaggina più impegnativi, ai bianchi come il Soave, o il Valpolicella. Ma il Veneto è la terra di una delle grandi mode attuali, e qui, siamo in accordo con il trend: quella delle bollicine di Valdobbiadene. Il prosecco è magnifico come aperitivo, ma può accompagnare alla grande tutto il pasto. E su un panino con il salame locale va a nozze.

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